Storie di vino dalle cantine tufacee di Castelvenere

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Storie di vino dalle cantine tufacee di Castelvenere

Le cantine tufacee rappresentano la sintesi di vicende storiche e antropologiche della piccola comunità di Castelvenere che ha fatto dell’uva e del vino l’essenza di vita.


Il legame tra il territorio di Castelvenere ed il vino è raccontato dalla presenza di queste particolari strutture, scavate nella roccia tufacea, che negli ultimi quattro secoli ha delineato l’identità e l’economia del borgo Beneventano.

La coltivazione della vite e la produzione di vino erano già presenti e documentati in epoca sannitica e romana (come testimoniano i resti in località Grottole), a quel tempo è limitata ad un uso prettamente familiare. Solo nel corso del secolo XVII la produzione di vino assume livelli tali da consentire una commercializzazione, anche se limitata. Ed è proprio in quel periodo che cominciano a “sorgere” le prime cantine tufacee.

In realtà le cantine sono ricavate verosimilmente a seguito di scavi per l’estrazione del tufo grigio necessario alla costruzione di edifici al di fuori del perimetro del primitivo centro storico. Questo passaggio “epocale” del borgo è ben documentato dall’Apprezzo Feudale1, un Tavolario del 1638, che consente una “fotografia” del tempo dandoci informazioni dettagliate sui nomi e cognomi delle famiglie, sulle tipologia abitativa del borgo seicentesco di Castelvenere e sul tipo di coltivazioni del tempo.

 

Le cantine nel borgo di Castelvenere

Ciò che caratterizza le cantine tufacee di Castelvenere è la tipologia e soprattutto la localizzazione. Esse, infatti, sorgono lungo il decorso del vecchio fossato (provvisto all’epoca di ponte levatoio) che circonda il nucleo abitativo.

In seguito, quando il fossato (alimentato dalle acque superficiali) perde di fatto la sua funzione “difensiva”, viene adibito a via di transito. Anzi, nei decenni successivi, ne viene alzato addirittura il livello, utilizzando materiali di risulta o gli scarti delle stesse cave di tufo. Questa è la ragione per la quale, attualmente, ritroviamo le cantine tufacee allineate lungo un percorso ben definito.

Le cantine in “via Fossato”, negli anni successivi, e fino alla metà del Settecento, si moltiplicano (attualmente se ne contano una trentina) e, mentre all’inizio hanno funzione di deposito, di rifugio (alcune grotte avevano un doppio ingresso) e in qualche caso di ricovero per animali, negli ultimi anni del XIX secolo e fino alla metà di quello successivo esse cominciano ad essere utilizzate solo come cantine.

Tra l’altro, l’utilizzo delle grottole per la vinificazione è conseguenza dell’orientamento produttivo del territorio. Infatti nel corso degli anni vengono abbandonate progressivamente le colture di grano, foraggio, frutta e ortaggi a favore degli impiantati di vigneti e uliveti.

 

Castelvenere_cantina_vino

 

La forma delle cantine

Anche la tipologia delle cantine presenta caratteri tipici, pur essendo eterogenee tra di loro. Anzitutto le grotte non hanno quasi mai una forma regolare: ciò è dovuto allo scavo eseguito per segue le venature più compatte del tufo. Alcune hanno forma circolare, con soffitto tagliato a volta per renderle quanto più stabili possibile e quasi mai è riscontrabile la forma quadrata.

Singolare è la presenza di cantine di proprietà di più famiglie ma “confluenti”, che permettevano alle diverse famiglie di lavorare e vendere il vino in comune.

 

 

Le caratteristiche

Un’altra caratteristica è legata alla fase di lavorazione delle uve: data la difficoltà di accesso ad alcune cantine, infatti, si pensa bene di praticare dei fori sulle strade sovrastanti, dalle quali veniva fatta confluire in cantina l’uva macinata. Dunque, l’intero “quartiere” diventa cantina, con la prima lavorazione all’esterno, la successiva lavorazione e la conservazione in cantina.

Un carattere distintivo delle cantine di Castelvenere è dato dall’uniformità di temperatura e di umidità durante tutto l’anno garantita dalle pietre tufacee e dai piccoli accessi che, nel tempo, hanno “costretto” gli abitanti a costruire direttamente in loco le botti (di capacità fino a 30 ettolitri) e i torchi, di cui si conservano ancora oggi diverse tipologie.

All’interno delle cantine di Castelvenere venivano scavati dei pozzi per attingere l’acqua direttamente dalla cantina, ma che venivano arricchiti da un “occhio” sul livello stradale e per l’abitazione.

 


1 – Per approfondire si può consultare “Castelvenere – Note introduttive alla conoscenza del territorio”, del Prof. Angelo Raffaele Scetta.

 

 

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